Secondo l’ipotesi investigativa, quei video potrebbero essere stati visti anche da altre persone. Per questo le nuove consulenze informatiche diventano centrali. La procura vuole verificare chi abbia avuto accesso ai file, se qualcuno li abbia aperti, copiati o spostati su altri supporti. Sempio ha sempre negato di averli visti.
La password della cartella Albert
C’è poi il nodo della password. Chiara aveva protetto una cartella chiamata Albert, dove si trovavano i filmati con Stasi. Una scelta che potrebbe indicare una volontà di difendere materiale privato da occhi indiscreti.
La madre di Chiara, Rita Preda, aveva riferito che la figlia si era accorta di alcune navigazioni verso siti a luci rosse trovate sul computer. Gli inquirenti vogliono capire se la protezione della cartella fosse legata soltanto alla riservatezza dei video o se Chiara avesse maturato un timore più preciso.
Marco Poggi e la richiesta ad Alberto Stasi
Dopo il funerale, Marco Poggi avrebbe chiesto ad Alberto Stasi alcuni spezzoni dei filmati girati con Chiara, nelle parti che potevano essere mostrate, spiegando di volerli dare come ricordo ai genitori. Stasi non diede particolare peso alla richiesta e rispose che non sapeva come tagliarli.
Anche questo passaggio potrebbe essere approfondito dai pm. Marco Poggi è già stato sentito a Mestre il 20 maggio scorso e ora potrebbe essere chiamato a chiarire meglio il rapporto con quei file, il contenuto dei video e l’eventuale accesso di altri al computer di casa Poggi.
Le comitive e i contatti nei giorni dell’omicidio
L’inchiesta guarda anche ai gruppi di amici che frequentavano Chiara. Da una parte c’erano Marco Poggi, Andrea Sempio, Alessandro Biasibetti, Mattia Capra e Roberto Freddi, che spesso giocavano ai videogame in casa della vittima. Dall’altra il giro di Chiara, Alberto Stasi, le cugine Cappa e Marco Panzarasa.