Prima di diventare il re di Milano, il giovane talento si era fatto notare con la maglia del Brescia, la squadra della sua città che lo aveva lanciato nel grande calcio professionistico. Questo legame con le proprie radici non si è mai spezzato, tanto che Evaristo Beccalossi ha scelto di vivere e di lottare la sua ultima battaglia proprio nella Leonessa d’Italia. La sua carriera è stata un inno alla qualità tecnica superiore, doti che lo hanno portato a essere considerato uno dei trequartisti più puri della sua generazione, un mancino naturale in grado di dipingere traiettorie impossibili per chiunque altro.
L’eredità umana e sportiva di un numero dieci
Oltre ai trofei e alle presenze sul campo, ciò che resta oggi è il ricordo di una personalità debordante che ha saputo farsi voler bene da tutti, compresi gli avversari storici. Dopo il ritiro dall’attività agonistica, la sua carriera come dirigente sportivo e il suo impegno nel sociale avevano confermato lo spessore dell’uomo dietro il calciatore. La scomparsa di Evaristo Beccalossi chiude idealmente un capitolo della storia sportiva italiana, lasciando ai posteri il racconto di un calcio in cui il talento individuale poteva ancora ribaltare ogni schema tattico e regalare emozioni pure a migliaia di spettatori.