Le tre madri e il peso del dolore incatenato
Un altro passaggio fondamentale del confronto a Ore 14 Sera ha riguardato l’aspetto umano delle famiglie coinvolte. Milo Infante ha interrogato De Rensis sul “peso umano” di questa nuova fase. La risposta dell’avvocato ha offerto una prospettiva di rara sensibilità: ci sono tre madri che, per motivi diversi, soffrono da quasi due decenni.
La madre di Chiara Poggi vive un dolore che non ha eguali, quello per una figlia che non c’è più. Le madri di Alberto Stasi e di Andrea Sempio soffrono per i loro figli, ciascuna certa dell’innocenza o della non colpevolezza del proprio caro. De Rensis ha descritto questo dolore come qualcosa di “incatenato” a queste donne. La giustizia segue il suo percorso fatto di prove e sentenze, ma il dolore umano non si cancella con un’assoluzione o una condanna; continua ad accompagnare chi resta, indipendentemente dall’esito dei processi.
Analisi tecnica e cinematica del delitto
Per comprendere meglio la nuova ipotesi accusatoria, è intervenuto il medico legale Vittorio Fineschi. La Procura ipotizza un’aggressione nata dopo un’iniziale colluttazione. Non si tratterebbe della classica aggressione a sfondo sessuale che culmina nell’omicidio, ma di un’azione scatenata da un rifiuto verbale o fisico.
Fineschi ha spiegato che, sebbene l’impalcatura delle lesioni descritte nella prima autopsia rimanga la stessa, è cambiata la “cinematica” dell’evento, ovvero la cronologia dei colpi. Grazie alle moderne tecnologie, come la TAC cranio e l’analisi della BPA (Bloodstain Pattern Analysis), gli esperti possono oggi ricostruire con maggiore precisione come Chiara sia stata colpita, la sua caduta e il trascinamento finale verso le scale della cantina. Questo dimostra come la scienza possa fornire nuovi occhi per guardare vecchi misteri, pur lasciando aperto un ventaglio di interpretazioni che solo il dibattimento potrà chiarire.
Polemiche e tensioni mediatiche: il caso Ingrosso
Il programma ha anche dato spazio a una vicenda collaterale che ha aggiunto tensione al clima già surriscaldato: un esposto presentato alla Vigilanza Rai dalla giornalista Chiara Ingrosso contro Milo Infante e l’avvocato De Rensis. La giornalista ha lamentato condotte che avrebbero leso la sua dignità professionale, con allusioni ritenute sessiste.
Sia Infante che De Rensis hanno respinto fermamente le accuse, precisando di non aver mai fatto il nome della collega durante le precedenti trasmissioni e di aver agito nel pieno rispetto delle regole. De Rensis ha anzi rilanciato, dichiarandosi pronto a confrontarsi in tribunale e sottolineando come il vero tema dovrebbe restare “il più grande depistaggio investigativo del nostro secolo” piuttosto che sterili polemiche personali.
Milo Infante, rivolgendosi idealmente alla collega, ha suggerito che, in caso di esposti così gravi, la strada maestra sia quella del segreto istruttorio presso la Procura, evitando di far anticipare le proprie mosse da opinionisti o articoli di giornale, per non rischiare di restare con il “cerino in mano” davanti a fatti che richiedono prove inconfutabili.