Non a caso, il numero di luoghi frequentati da Putin è stato drasticamente ridotto. Il presidente avrebbe limitato gli spostamenti e smesso di visitare alcune delle sue residenze abituali, preferendo rimanere in strutture altamente protette o in bunker rafforzati, spesso lontani da Mosca. Anche le apparizioni pubbliche sarebbero in parte gestite attraverso immagini preregistrate, diffuse per mantenere una percezione di normalità.
Guerra e crisi: il peso dell’Ucraina sull’equilibrio russo
Alla base di questa stretta sulla sicurezza ci sono anche le difficoltà legate alla guerra in Ucraina. Le perdite militari, stimate da fonti occidentali in decine di migliaia tra morti e feriti ogni mese, e i limitati progressi sul campo stanno mettendo sotto pressione il sistema russo. A questo si aggiungono gli attacchi ucraini in profondità nel territorio, compresi raid con droni che hanno colpito anche Mosca, alimentando la percezione di vulnerabilità.
Sul piano interno, il costo economico del conflitto è sempre più evidente. Problemi come le interruzioni delle reti dati, l’aumento dei prezzi e il malcontento della borghesia urbana stanno incrinando il consenso, anche tra fasce tradizionalmente vicine al potere. Un contesto che, secondo gli analisti, potrebbe favorire tensioni tra i vertici militari e politici.

Il nodo Shoigu e il rischio di colpo di Stato
Tra gli elementi più delicati emersi dal rapporto c’è il riferimento a Sergei Shoigu, ex ministro della Difesa e figura storicamente vicina a Putin. Secondo l’intelligence, Shoigu manterrebbe una forte influenza sull’apparato militare e sarebbe considerato un possibile fattore di rischio in caso di instabilità interna o tentativi di golpe.